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Negli
anni cinquanta dello scorso secolo molti afro americani
provenienti dalle zone rurali del sud degli stati uniti si
trasferirono nel nord del paese spinti dalla necessità di
trovare un nuovo lavoro nelle grandi industrie di città
come Detroit o Chicago. Proprio a Chicago, e più
esattamente nella parte sud - il “Southside” - si
stabilirono molti dei futuri mostri sacri del blues,
personaggi come Muddy Waters o Junior Wells, Howlin’ Wolf
e tanti altri. Nel Southside il blues ha subito una
importante trasformazione dovuta all’esigenza dei
musicisti di farsi sentire anche nei locali affollati e
rumorosi: strumenti come la chitarra e l’armonica sono
stati elettrificati e hanno dato vita ad un sound nuovo,
diverso da quello acustico del Mississippi, più graffiante
e grintoso, oggi comunemente detto “Chicago
Blues”.
La
Southside Blues Band prende nome proprio da questo luogo così
importante nella storia del blues, dove ancora oggi si suona
agli angoli della strada o in locali bui e fumosi come un
tempo. Forte è quindi il richiamo alla tradizione e al
suond tagliente del blues urbano in stile Chicago
di questa band sarzanese che è attiva con questo nome dal 1999. Nel
corso degli anni grazie anche alla collaborazione con il Jux
Tap di Sarzana, uno dei più importanti live club italiani,
il gruppo è stato chiamato a suonare nello stesso palco di
grandi bluesman internazionali come Charlie Musselwhite,
Corey Harris, Lurrie Bell, Otis Grand, Big Bill Morganfield,
ed ha partecipato a festival ed eventi come il “Blues
Joint” e il “Rootsway Blues Festival” di Parma o il
“Blues & Soul Festival di Sestri Levante.
Il
nucleo originario della band sono Andrea Giannoni (armonica
e voce) e Paolo Lusenti (chitarra) ai quali si sono
recentemente aggiunti due vecchi amici, Enrico “Gas”
Gastardelli (basso e voce) e Claudio Cerreti (batteria) che
hanno sostituito la vecchia sezione ritmica del gruppo.
Andrea Giannoni ha all'attivo un lavoro
discografico, “Dark
Night”, un CD con il quale ha voluto rendere omaggio
alla musica che più lo ha ispirato negli anni e ad
armonicisti come Walter “Shakey” Horton, Sonny Boy
Williamson II ed Hammie Nixon. Il disco, nel quale ha
suonato anche Paolo Lusenti, ha destato l'interesse della
critica specializzata; la rivista di settore più
autorevole in Italia - “Il Blues” - ne ha parlato molto
bene, Bruce Iglauer dell'Alligator Records dopo aver
ascoltato il disco lo ha definito una "nice surprise" e Andrea è stato invitato a presentarlo anche
in alcuni programmi radiofonici come quello di Ernesto De
Pascale su Radio Popolare Network (FI) o quello di Massimo
Ferro sulle frequenze di radio Voce Spazio (AL).
Se
Andrea e Paolo sono la parte del gruppo più attaccata alle
tradizioni e al linguaggio classico del blues, Gas e Claudio
alla sezione ritmica sono invece l’anima più anarchica e
fantasista, sempre pronti a dare il loro contributo per
mescolare le carte in tavola e uscire dagli schemi. Il sound
che ne risulta è una commistione di tradizione ed
innovazione, sacro e profano, il tutto condito con una buona
dose di energia, quanto basta per divertirsi e divertire,
perché come dice sempre Gas “il pubblico è la componente
più importante di un gruppo” e la ricerca del
divertimento e del coinvolgimento del pubblico è lo scopo
primario che i ragazzi della Southside Blues Band tengono
sempre bene in mente prima di salire sul palcoscenico di un
locale, di un festival o perché no… di un carcere, come
ad esempio quello di La Spezia dove hanno suonato
recentemente grazie alla collaborazione con il Dott. Mione
della Caritas di Sarzana.

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